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venerdì 9 giugno 2017

La Torta delle Rose mantovana

Buongiorno a tutti!
Oggi qui è una splendida giornata e spero che lo sia anche in tutto il resto d'Italia!
Per chi avesse la voglia e il tempo di mettere le mani in pasta durante il weekend, la proposta di oggi è proprio quello che ci vuole!
Si tratta di una ricetta tipica della cucina mantovana, realizzata con una pasta lievitata che viene suddivisa in panetti, stesi, farciti (nella versione classica con crema paticcera, che trovate qui; nella mia ricetta con marmellata di gelsi), arrotolati e disposti uno vicino all'altro nella teglia, così che a lievitazione e cottura ultimate si verificherà la magia che li renderà simili a tanti bellissimi boccioli di rosa... provare per credere!
Ecco a voi la ricetta.

Torta delle Rose



Per il lievitino:
·      150 gr di farina Manitoba
·      80 gr di latte
·      1 cubetto di lievito di birra

Per l'impasto:
·      il lievitino
·      450 gr di farina "00"
·      100 gr di burro
·      200 gr di acqua
·      60 gr di (3) tuorli
·      2 cucchiai di zucchero
·      buccia di 1 limone grattugiata

Per completare:
·      ripieno a scelta (crema pasticcera o marmellata)
·      burro fuso
·      150 gr di zucchero a velo
·      1 albume
·      2 cucchiai di rhum
·      codette colorate

Per il lievitino, impastare la farina con il latte e il lievito sbriciolato, quindi far lievitare 30 minuti.
Impastare la farina "00" disposta a fontana con il lievitino, l'acqua, i tuorli, lo zucchero, il burro, la scorza del limone e, quando il lievitino è già abbastanza amalgamato, un pizzico di sale (che potrebbe compromettere la lievitazione se messo a contatto diretto con il lievito).
Far lievitare per un'ora, quindi dividere l'impasto prima a metà e poi via via ancora a metà fino ad ottenere 16 panetti, stenderli, disporre al centro il ripieno prescelto, arrotolarli, passarli velocemente nel burro fuso e disporli uno accanto all'altro (10 all'esterno, poi altri 5 e uno al centro) in uno stampo a cerniera apribile.
Cuocere a 200°C per 30 minuti, quindi spennellare con una glassa ottenuta miscelando gli albumi con lo zucchero a velo e il rhum, spolverare con le codette e ripassare 5 minuti in forno in modo da rendere più bianca la glassa.
E buon appetito!

lunedì 1 settembre 2014

(Fine) Estate, tempo di... Granita al limone!

In questa estate che non è mai davvero cominciata e che sta già quasi per volgere al termine (sic!), almeno dal punto di vista delle ferie, ormai terminate quasi per tutti salvo che per pochi fortunati, vi regalo una chicca, una di quelle ricette così semplici e buone che, quando l'avrete provata la prima volta, avrete voglia di provarla e riprovarla, perché no, anche in inverno, magari accompagnata da una fragrante brioche (trovate qui la ricetta) per replicare la colazione tipica siciliana e sentirsi trasportare come per magia nuovamente in vacanza. Armatevi di spremiagrumi e di poche ore di pazienza e preparate subito la perfetta...

Granita siciliana al limone
(della zia Santina)
·         


Unite un bicchiere di succo di limone, tre di zucchero e un litro d'acqua; disponete in un recipiente rettangolare, ponete in freezer e riprendete ogni mezzora circa, inizialmente girando con un cucchiaio e, quando risulta sufficientemente ghiacciata, raschiando con la forchetta; è pronta quando non sono più presenti parti liquide (ma il grado di "ghiacciatura" dipende anche dal gusto personale); a questo punto disponete nei bicchieri e gustate la vostra buonissima granita!


venerdì 10 maggio 2013

Zabaione e cantucci

Salve amici!

Stavolta due ricette in una: i cantucci toscani, dei biscotti così famosi in tutta Italia che spiegare di cosa si tratta sarebbe quasi offensivo, e un dessert, nato dalla fantasia di de Riso, che, ispirandosi alla tradizione di inzuppare nel vinsanto questi dolcetti, si compone di una crema allo zabaione di vinsanto e briciole di cantucci.
Passiamo subito alla ricetta dei cantucci...

Cantucci

·         300 gr di farina “00”
·         100 gr di zucchero
·         25 gr di burro freddo
·         ½ bustina di lievito per dolci
·         2 uova e 1 tuorlo
·         200 gr di mandorle spellate tostate
·         buccia di ½ limone grattugiata
·         1 bacca di vaniglia
·         sale

Setacciare il lievito con la farina e disporli a fontana, unire lo zucchero e il burro, fare una sabbiatura, quindi unire un pizzico di sale, la buccia del limone, i semini della vaniglia e le uova e impastare bene il tutto.
Unire le mandorle e lavorare fino ad amalgamarle, quindi realizzare 1-2 filoncini, disporli su una teglia con carta forno, spennellarli con il tuorlo, spolverizzarli con lo zucchero semolato e infornare a 180° per 20-25 minuti. A questo punto tagliarli a fette spesse 8-10 mm e rimetterli in forno finché non risultano leggermente tostati. Ridurne una metà a granella grossolana.

Potreste anche fermarvi qui, ma perché, per somma gioia dei vostri amici e familiari, non cimentarsi anche in questi deliziosi bicchieri che, vi assicuro, non sono poi neanche troppo difficili da realizzare?

Prato dolce Prato
di de Riso
(per 12 bicchieri)

Per lo zabaione
·         10 tuorli (200 gr)
·         200 gr di zucchero
·         200 gr di vinsanto
·         550 gr di panna
Per lo gelatina
·         150 gr di vinsanto
·         15 gr di zucchero
·         5 gr di colla di pesce
·         Mandorle e cantucci per decorare

Per lo zabaione, sbattere i tuorli con lo zucchero e unire 250 gr di panna; versarvi il vinsanto bollente, disporre in una bastardella di acciaio e cuocere a bagnomaria fino a che il composto non raggiunge 80°C, sbattendo con una frusta. Togliere dal fuoco, montare con le fruste elettriche finché non si raffredda e unire la restante panna semimontata.
A questo punto, comporre i dolci: alternare nei bicchieri un po’ di granella di cantucci, riempire fino a metà con lo zabaione e fare un altro strato di granella e di zabaione, fin quasi al bordo. Decorare con un cantuccio e qualche mandorla e far raffreddare in freezer per qualche ora.
Per la gelatina, ammollare la colla di pesce in acqua fredda e scioglierla in un pentolino con poco vinsanto. Unire il resto del vinsanto e lo zucchero e miscelare bene.
Disporre la gelatina nei bicchieri, far rassodare leggermente e servire.

giovedì 10 gennaio 2013

Speciale pasta frolla - La frolla allo strutto per le sfogliatelle Santa Rosa

 Bentornati su queste pagine!



 Quella che vi propongo questa volta è una frolla allo strutto, che saprà risvegliare il ricordo di sapori quasi dimenticati, l'aroma dei dolci che ci preparavano le nonne quando eravamo piccoli...
 Le sfogliatelle Santa Rosa hanno un'origine antica, nascono infatti nel '700 dalla fantasia delle suore del monastero di Santa Rosa in Conca dei Marini, da cui il nome, e sono le antenate delle ormai più famose (e più difficili da realizzare a casa) sfogliatelle ricce napoletane (se volete saperne di più, andate qui).
 La ricetta che vi propongo è tratta dal libro "Dolci in famiglia" del bravissimo pasticcere de Riso; la frolla allo strutto si presta anche per altre preparazioni, ad esempio potete provare a tagliarvi dei tondi, anche smerlati, disporre al centro un cucchiaino scarso di confettura o di crema pasticcera, richiuderli a mezzaluna sigillando i bordi con i rebbi della forchetta e cuocerli a 180° per 15-20 minuti, infine spolverare con zucchero a velo e gustare con appetito gli ottimi tortelli dolci ottenuti!

 E ora veniamo alla ricetta...
Sfogliatelle frolle



Per la pasta frolla allo strutto:
 ·         500 gr di farina 00
 ·        150 gr di uova (n.3)
 ·         200 gr di strutto
 ·         200 gr di zucchero
 ·         bacca di vaniglia
 ·         sale

Per il ripieno:
 ·         500 gr di farina 00
 ·         85 gr di semolino
 ·         350 gr di acqua
 ·         250 gr di ricotta vaccina
 ·         140 gr di zucchero semolato
 ·         140 gr di buccia d’arancia candita
 ·         1 uovo
 ·         cannella in polvere
 ·         bacca di vaniglia
 ·         scorza di un’arancia grattugiata
 ·         sale

Se si dispone di un mixer, per la frolla sbattere tutti gli ingredienti, esclusa la farina, fino ad ottenere un composto omogeneo, quindi unire la farina e frullare ancora brevemente finché non risulta incorporata. In caso contrario, disporre la farina a fontana e lavorate al centro tutti gli altri ingredienti, quindi far assorbire pian piano la farina e impastare velocemente fino ad ottenere un panetto liscio ed amalgamato. Avvolgere nella pellicola e far riposare in frigo per almeno un’ora.
Versare a pioggia il semolino nell'acqua bollente salata e cuocere pochi minuti, finché non si stacca dalla pentola. Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare.
Setacciare la ricotta e sbattere con il frustino con lo zucchero, quindi unire il semolino, l’arancia candita, la bacca di vaniglia, la cannella, la buccia di arancia e l’uovo, amalgamare e lasciar riposare.
Stendere la pasta ad un’altezza di circa 4 mm e foderarvi degli stampini usa e getta in alluminio.
Disporre il composto in una sac-à-poche e farcirvi le tortine, chiudere con dei dischetti di pasta frolla e cuocere a 190° per 25 minuti. Servire tiepido.


venerdì 14 settembre 2012

La torta Caprese

 Bentornati su queste pagine!

 Ma quanto corre veloce il tempo? Quasi un mese dall'ultimo post, devo farmi perdonare... e non vedo modo migliore che quello di presentarvi la mia versione della torta caprese!!

 Non credo ci sia bisogno di presentazioni, ma, per quei pochi che non lo sapessero, la caprese rientra tra i dolci della tradizione napoletana, anche se non si tratta di un dolce antico, essendo stata ideata in una pasticceria caprese ai primi del '900.
 Si realizza con pochi semplici ingredienti, mandorle, cioccolato, uova, burro e zucchero, le cui proporzioni possono renderla più o meno soffice, asciutta o umida.
Le dosi che vi riporto, secondo il mio personalissimo gusto (!), consentono di ottenere l'equilibrio perfetto in quanto a consistenza (né troppo asciutta, né troppo umida e quindi... "mattonosa") e sapori.

Torta caprese

·         200 gr di burro fresco t.a.
·         200 gr di zucchero semolato extra-fine
·         5 uova
·         50 gr di cacao amaro
·         200 gr di cioccolato fondente al 50%
·         200 gr di mandorle (o un mix di nocciole e mandorle)
·         30 gr di fecola
·         5 gr di lievito per dolci (si può omettere)
·         sale
·         burro e farina per lo stampo
·         zucchero a velo


 Tostare le mandorle in forno a 140° per 20 minuti, quindi eliminare la pellicina e frullarle nel mixer fino ad ottenere una farina.
 Miscelare il cioccolato grattugiato con la fecola, il cacao e il lievito setacciati.
 In una ciotola montare leggermente con la frusta a mano il burro con lo zucchero; unire i tuorli e amalgamare senza montare troppo, unire quindi le polveri, alternandole agli albumi montati a neve con un pizzico di sale, e infine unire la farina di mandorle. Versare in una tortiera (io di solito uso lo stampo da crostata) imburrata e infarinata e infornare a 165° per 35/40 minuti, quindi sformare, lasciar raffreddare completamente, spolverizzare di zucchero a velo e servire accompagnando con gelato o panna montata.

 E se, dopo averla provata, non vi fosse passata la voglia di caprese, ma anzi questa voglia fosse aumentata? Beh, per chi volesse cimentarsi con un'altra variante, qui trovate la meravigliosa torta caprese al limone ideata da Sal de Riso, che spero possa compensare ogni carenza di zuccheri fino al prossimo post... e se per l'occasione vi avevo presentato uno dei miei cuccioli, questo è il momento di una delle mie gattine...


 Alla prossima e intanto... buona caprese a tutti!!!

lunedì 17 ottobre 2011

Five days a week in Turin - Baci di Dama


 Oggi vi parlo della bellissima città della quale da un annetto (abbondante) a questa parte sono "ospite", causa lavoro che mi tiene (abbondantemente) lontana da casa...
 E fortuna che la città che mi ospita è così bella e piena di cosa da vedere e da fare, altrimenti non so se sarei riuscita a resistere tanto...


 Torino è una città che non tutti conoscono e che molti, non conoscendola (o non visitandola da qualche anno), sottovalutano, ritenendola grigia e austera, con un'architettura severa, retaggio dei secoli in cui è stata la capitale del Ducato di Savoia e che l'hanno portata ad essere, seppur per breve tempo, la prima capitale del Regno d'Italia.


 In realtà, a chi a Torino non viene da prima del 2006, mi sento di dire: date una seconda chance a a questa magnifica città! Infatti, voci di corridoio mi dicono (io l'ho visitata per la prima volta nel 2010, quindi non posso parlare in prima persona) che da quell'anno fatidico il volto della città è profondamente cambiato, inizialmente per merito delle Olimpiadi invernali, appunto tenutesi nel 2006, ma in seguito con ulteriori miglioramenti, culminati in questo centocinquantenario dell'Unità d'Italia, in cui Torino si è data veramente da fare con un insieme impressionante di eventi, manifestazioni (nella foto sopra, la parata degli Alpini a maggio), ristrutturazioni (a breve, sarà possibile visitare interamente la Reggia di Venaria, con una mostra sul genio di Leonardo da Vinci alla quale non vedo l'ora di assistere :-) e chi più ne ha più ne metta per non lasciare il turista a bocca asciutta: l'apertura dell'ultima tratta della linea 1 della metropolitana, la riscostruzione del primo senato all'interno di Palazzo Madama, l'allestimento di mostre temporanee con cadenza mediamente trimestrale in ognuno dei suoi (numerosissimi ed interessantissimi!) palazzi, eccetera eccetera...


 In ogni vicolo di Torino c'è qualcosa da vedere, una curiosità da svelare (non per niente, è la capitale italiana dell'esoterismo, essendo stata, tra l'altro, residenza di Nostradamus e del Conte di Cagliostro... ma qui si apre davvero un capitolo a parte che richiederebbe pagine e pagine di post!!), un mondo nuovo da scoprire (è una città veramente multietnica, a volte basta semplicemente svoltare un angolo di strada per pensare di trovarsi in un altro Paese)...


 Per non parlare poi (anzi, proprio per parlarne, visto che siamo in un blog di cucina! ;-) dei mille posti in cui poter mangiare!! A Torino si trova veramente di tutto, dalle pizzerie (così tante da poterne cambiare una al giorno! e tutte molto buone, merito della colonizzazione degli italiani del sud Italia, che a Torino si sono trasferiti in massa a partire dal dopoguerra per lavorare nella Fiat), ai ristoranti di cucina regionale piemontese (of course!) e non solo, ai ristoranti etnici e ai caffè storici, così belli ed invitanti nei palazzi antichi, dove si respira ancora un'atmosfera magica che ci riporta alla fine dell'Ottocento, quando questa città era una meta culturale che attirava letterati e artisti da tutta Italia ed Europa (fra gli altri, Gozzano, Salgari, de Amicis, Nietzsche, d'Annunzio, Primo Levi, Calvino, Pavese... può bastare?!)


 E per tutti quelli che non hanno la possibilità di venire di persona, mi piacerebbe concludere il mio tour virtuale facendovi entrare in uno di questi bellissimi palazzi d'epoca, nello specifico a Palazzo Barolo, già residenza dei Marchesi Falletti di Barolo e oggi sede dell'Opera Pia Barolo...


 ... farvi girare per le sue stanze per ammirare le opere in esse custodite...


 ...farvi meravigliare scoprendo la sua storia (per tutti i curiosi, date un'occhiata qui)...


 ...e farvi infine accomodare ad uno dei suoi tavolini...


 ...per avere l'onore di offrirvi, insieme ad una bella tazza di cioccolata calda (o a un bicerin ;-), quei deliziosi biscottini, famosi in tutta Italia ma che di questa città sono originari, insieme a tante altre dolci prelibatezze, e che rispondono al nome di...

Baci di dama



·         200 gr di mandorle spellate
·         200 gr di farina “00”
·         200 gr di zucchero
·         200 gr di burro
·         aroma (bacca di vaniglia o buccia di limone grattugiata)
·         50 gr di cioccolato al latte (o crema di nocciole)



Frullare le mandorle nel mixer insieme allo zucchero e tritarle fino a ridurle a farina. Versare il composto sul piano di lavoro, unire la farina e mescolare.
Unire il burro tagliato a pezzettini, un pizzico di sale e l'aroma e lavorare fare la sabbiatura, quindi amalgamare velocemente fino ad ottenere un impasto sodo. Lasciar riposare in frigo per una notte.
Formare delle palline da 5 gr ciascuna e adagiarle su una teglia coperta di carta forno, distanziandole leggermente.
Passaggio fondamentale: far riposare per un’altra mezz’ora in frigo (infornandole direttamente, perderebbero la forma diventando delle schiacciatine!)
Infornare a 180° per circa 15 minuti, quindi sfornare e lasciar raffreddare.
A parte sciogliere il cioccolato ponendolo in un pentolino a bagnomaria, mescolando con una spatola finché non sarà completamente fuso.
Accoppiare i biscottini a due a due mettendo in mezzo un po’ di cioccolato e lasciarli riposare finché raffreddando si indurisca e li unisca.



Sono ottimi anche conservati in una scatola da biscotti per diversi giorni.
In estate si può provare a prepararli con la marmellata anziché con il cioccolato, ma in questo caso non potranno essere conservati.


 E ora che (finalmente!) le temperature si sono un po' riabbassate e nelle città si cominciano (un po' troppo presto... sì lo so, non son mai contenta! ;-) a rivedere le decorazioni natalizie, perché non cominciare a pensare a quel fantastico periodo dell'anno in cui tutti si scambiano doni, e quelli più graditi, ma guarda un po', sono spesso quelli fatti da noi con poco dispendio di denaro ma molto dispendio di quella cosa ben più rara e preziosa che è il nostro tempo?! Che ve ne pare allora dell'idea di preparare per tempo gli impasti per i biscotti, surgelandoli di volta in volta per averne di diversi tipi, pronti da essere scongelati e cotti pochi giorni prima di Natale? Non so voi, ma io da qualche anno mi organizzo in questo modo ottenendo sempre ottimi risultati, soprattutto in termini di gratitudine nel ricevere dei preziosi (e gustosi) doni fatti a mano!


Detto ciò, è giunto come sempre il momento di salutare tutti voi che mi leggete, stavolta vorrei però dedicare un saluto speciale alla deliziosa Sonia di Oggi pane e salame, domani... e alla mitica Francy di Spadelliamo insieme?, nonché a tutti i foodblogger che sabato 15 ottobre hanno partecipato all'incontro di Foodies a Novara (ebbene sì, c'ero anch'io! :-), nella speranza di tenerci in contatto e di rivederci presto!

 A prestissimo! ;-)

mercoledì 14 settembre 2011

Two weeks in Sicily - Granita e brioche :-)

 Il colore



 L'allegria


 La storia


 Il gusto


 Il mare


 Tutto questo (e molto di più) è la... SICILIA!


 Per tornare con la mente (e il palato) alle vacanze e all'estate (che in realtà come temperature non ci ha affatto abbandonato, anzi, sembra proprio non volerci lasciare!) perché non provare a riproporre anche in città una rnfrescante delizia tipicamente siciliana, vale a dire la granita? E perché, già che ci siamo, non fare le cose per bene e servirla accompagnata da una bella brioche, che in abbinata alla granita costituisce la colazione quotidiana (e da me invidiatissima!!) dei fortunati siciliani?
 E allora eccola qua, una favolosa...

Brioche siciliana con granita caffè e panna




Per le brioche

     ·         300 gr di farina Manitoba
     ·         300 gr di farina "00"
·         1 cubetto di lievito di birra
·         150 gr di burro
·         3 uova e 2 tuorli + 1 uovo intero per spennellare
·         80 ml di latte
·         100 gr di zucchero
·         1 bustina di zafferano (fac.)
·         un pizzico di sale

Per la granita (di Giallo Zafferano)

     ·         250 ml di acqua
     ·         250 ml di caffè
·         80 gr di zucchero
·         1 bacca di vaniglia
·         panna montata zuccherata


Sciogliere il lievito e lo zafferano (servirà a dare un bel colore giallo oro alla vostra brioche) nel latte tiepido.
Disporre le farine a fontana, mettere il sale in una “buchetta”, unire lo zucchero nel foro centrale e cominciare a versarvi lentamente il latte, amalgamandolo con la farina. Unire le uova e i tuorli, impastare e continuare a lavorare il composto unendo via via il burro a tocchettini, incorporandolo gradualmente e impastando per almeno 20 minuti, finché non risulta ben liscio e amalgamato.
Disporre in una ciotola coperta e lasciar lievitare per almeno 2-3 ore, finché non triplica il volume. Preparando l’impasto di sera, una volta lievitato lo si può lasciare in frigo per tutta la notte, toglierlo la mattina e lasciarlo a temperatura ambiente per un’altra ora.
A questo punto trasferire l’impasto sulla spianatoia, sgonfiarlo con le mani, formare dei paninetti, disporli su una teglia da forno e mettere sopra ad ogni paninetto una pallina di impasto, che formerà il “tuppo”. Lasciar lievitare per un’altra ora, spennellare con l’uovo sbattuto e cuocere a 200° per 15-20 minuti. Con la granita sono ottime anche tiepide! J


Per la granita, portare ad ebollizione l’acqua con lo zucchero e la bacca di vaniglia, far bollire per tre minuti, togliere dal fuoco e unire il caffè. Lasciar raffreddare, eliminare la vaniglia, disporre in una ciotola e trasferire in freezer. Dopo un’ora, riprenderla, grattare il ghiaccio che si sarà formato con una forchetta, o sbattere con le fruste elettriche. Rimettere in frigo e ripetere l’operazione ogni mezz’ora, per altre 2 ore circa. Servire in bicchieri, a piacere con la panna montata.



Se non siete mai stati in Sicilia… provvedete subito!! Se siete stati in Sicilia ma non vi siete deliziati con questa accoppiata vincente… beh, provvedete subito lo stesso! E se siete stati in Sicilia e vi siete pure deliziati… siete ancora lì a guardare?! Andate a provare!!! :-D

Con questa deliziosa ricetta partecipo al contest “Lievitami il cuore” del blog di Mamma Papera. Incrociate tutti le dita per me e comunque... che vinca il migliore!

Lievitami il cuore... e vinci un kenwood!!!

A presto amici!